24 Gen, 2010 alle 17:48 | Non c´è niente da fare, a parte lo scivolone di "Io e Napoleone", Virzì rimane il miglior regista italiano di commedie, l´unico vero erede della tradizione che fu di Risi e Monicelli. "La prima cosa bella" è il suo ennesimo ottimo film, fatto di dialoghi brillanti che si alternano a momenti malinconici e gonfi di amarezza. Magari qualche momento debole c´è, ma l´insieme è così coinvolgente che si soprassiede senza problemi.
Un professore di lettere trasandato e un po´ depresso (Valerio Mastandrea), lascia Milano per accorrere al capezzale della madre (Stefania Sandrelli), a Livorno. Qui ritrova la sorella (Claudia Pandolfi), i nipoti, e tutti gli amici e i nemici di un passato sepolto a fatica. Con l´andare dei giorni, mentre la donna oscilla tra vitalità e oblio, tornano a galla i ricordi di un´infanzia tormentata, tra i colpi di testa della mamma (nel passato, Micaela Ramazzotti) e la scorbutica fermezza del padre, in un affastellarsi di fughe e riconciliazioni.
Paolo Virzì confeziona un romanzo familiare semi-autobiografico e un ritratto di signora, affidando a sua moglie e alla magnifica Stefania Sandrelli un personaggio di donna destinato a imprimersi nella memoria. Eterna ragazza, vittima della propria esuberanza e della propria ingenuità, la protagonista attrversa i decenni seminando sorrisi e raccogliendo lacrime in egual misura. Attorno a lei ruota una costellazione di personaggi funzionali al racconto e alla commedia ma perfettamente credibili, così che il dramma si stempera nell´ironia, evitando sia la farsa che la tragedia. Mastandrea, vero protagonista del film, dolente e accartocciato più che mai, è in piena parte (la solita), ma sono bravi tutti, perchè in tutti l´umanità emerge sul mestiere. Ottenere questo, è dote degli ottimi registi. E Virzì dimostra ancora una volta di esserlo.